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A SCUOLA

Gentili Insegnanti,

 

un bambino che presenta dei tic necessita di aiuto e di un approccio particolare. Ma spesso si esagera, nel tentativo di eliminare ogni possibile evento potenzialmente stressante, per quanto remoto e per quanto lieve.

 

Date ai vostri studenti solo gli aiuti di cui realmente necessitano. Non presumete che abbia bisogno di aiuto, e non presumente che ogni aiuto realmente funzioni. Trovare ciò che veramente serve e proporlo nel modo migliore è un “work in progress” continuo.

Lasciate che sia il comportamento dello studente a guidare il processo di ricerca!

 

Chiedete ai genitori del bambino, ai medici, ai vostri colleghi ed al bambino stesso quale approccio ha funzionato meglio in passato, o cosa potrebbe ridurre la frustrazione, evitando di procedere per tentativi ed errori.

SUGGERIMENTI PER GLI INSEGNANTI E IL PERSONALE SCOLASTICO


Alcune indicazioni pratiche (Porta, 2010) destinate a chi vive l’ambiente della scuola con un paziente affetto dalla sindrome di Tourette.

 

  • Ignorate i tic: non bisogna commentare i tic a voce alta in quanto sottolineare la manifestazione di un tic o semplicemente accennare ad esso provoca un aumento della frequenza dei tic stessi.

  • Date al bambino/adolescente la costante possibilità di lasciare autonomamente la classe per qualche istante, per mettere in atto i tic in un luogo appartato, o quando i tic diventano incontrollabili: al contrario ordinare esplicitamente di uscire dalla classe a causa dei tic è spesso interpretato come una punizione e verosimilmente causa un peggioramento del quadro sintomatico, e spesso alcune reazioni comportamentali.

  • Concedete del tempo aggiuntivo per i compiti di lettura e scrittura, soprattutto se il soggetto presenta tic agli occhi, alla testa, alle spalle, alle braccia o alle mani.

  • Date la possibilità allo studente di usufruire di un luogo appartato per eseguire le verifiche: questa strategia va applicata se permette al soggetto di migliorare i risultati delle prove a partire dal fatto di non essere disturbato né di poter distrarre i compagni. Inoltre spesso i tourettiani si inibiscono nello svolgimento dei compiti alla presenza altrui, anche perché devono investire parte della loro energia cognitiva nel tenere a bada la manifestazione ticcosa che preme per venire allo scoperto.

  • Sperimentate metodi alternativi per le spiegazioni o per presentare il materiale scolastico: Se la lettura è compromessa da tic alla testa o agli occhi è opportuno ricorrere a libri registrati o a qualcuno che legga e registri le lezioni per lo studente. Dove possibile, inoltre, si possono utilizzare strumenti multi-sensoriali, tenendo in considerazione però le eventuali difficoltà manuali del ragazzo.

  • Concordate preventivamente insieme allo studente, soprattutto se presenta tic vocali, se verrà interrogato davanti al resto della classe e se verrà interpellato per la lettura a voce alta durante le spiegazioni.

  • Consentite il ricorso a metodi di scrittura alternativi, se quest’ultima è pregiudicata dai tic: a questo fine si possono sfruttare registrazioni, lavagne magnetiche, tastiere, software per la scrittura vocale o la dettatura ad un compagno.

  • Concordate se suddividere le verifiche in più parti, concedendo l’opportunità di muoversi, alzarsi e abbandonare la classe: infatti l’ADHD non consente di mantenere l’attenzione su un compito per un periodo di tempo prolungato né di arrivare a compimento di un esercizio, se troppo lungo da svolgere.

  • Tenete presente che biblioteche, musei, teatri ed auditorium possono risultare particolarmente stressanti per chi presenta tic vocali: si consiglia pertanto di concordare con il soggetto l’esonero dalle attività svolte in questi ambienti, suggerendo però una soluzione alternativa per non fargli sperimentare sentimenti di esclusione e diversità.

  • Cercate con lo studente una collocazione nella classe che risulti il più confortevole possibile: è spesso una buona soluzione la scelta di un banco vicino alla porta, che gli consenta di uscire senza disturbare nessuno. Bisogna tuttavia valutare che i rumori provenienti dal corridoio possano costituire una fonte di distrazione.

  • Responsabilizzate e coinvolgete l’alunno nelle pratiche di routine della classe che eventualmente gli consentano anche di muoversi: per esempio la distribuzione di fogli banco per banco, il tenere la classe ordinata o l’invio del soggetto dal preside per una comunicazione importante da parte della sua insegnante.

  • Ricordate che i farmaci prescritti hanno spesso importanti effetti collaterali: per ottenere informazioni approfondite in proposito sarebbe utile consultare il medico che ha in cura l'alunno affetto da Tourette previa, ovviamente, autorizzazione della famiglia.

  • Incoraggiate lo studente a lavorare con più impegno nei periodi di remissione della malattia: questo permetterà di ridurre lo stress derivante dalle maggiori difficoltà nei periodi di recrudescenza.

  • Prevedete uno spazio vuoto attorno al banco dello studente, se presenta tic o compulsioni che lo inducano a toccare i compagni o gli oggetti: In questo modo il soggetto darà sfogo alla sua sintomatologia senza provocare disagio e distrazione all’interno della classe. Inoltre spesso è utile concedere un secondo banco, preferibilmente schermato dal resto della classe, dove potersi concentrare e lavorare più serenamente; è particolarmente adatto a chi ha imparato a conoscere la sua patologia e i propri tic e può pertanto gestire la situazione consapevolmente.

  • Consentite al bambino/adolescente di lavorare nella posizione che ritiene più comoda

  • ncoraggiate il bambino a fidarsi di voi e a confidarvi le sue necessità, concedendogli la possibilità di incontri individuali e promuovendo un clima di collaborazione con i compagni.

  • Sorvegliate gli spazi di ricreazione (mensa, spogliatoio,cortile...) prima di intervenire, se vi accorgete o vi viene riferito che lo studente è oggetto di derisione e scherzi.

  • Infine, ricordate che, per motivi etici, è necessario richiedere il consenso dei genitori e dello studente prima di rivelare la natura della malattia ai compagni e agli altri genitori.

(a cura di Carlotta Zanaboni)